Il Low Cost scala le vette del Pil nazionale
Libero dalla concezione svilente che lo abbinava ingiustamente al solo aspetto del low price, il Low Cost entra di diritto nel mondo dell’ acquisto “intelligente”. E non solo per quella classe media sempre più provata dalla ormai perenne crisi economica. Questo nuovo modo di valutare il rapporto qualità-prezzo sta modificando lo status anche di chi dalla crisi è solo marginalmente toccato.
Così per la prima volta H&M supera Gucci nella classifica Interbrand dei 100 Best Brand, accompagnata da ben altri 5 marchi della nuova espressione del fare shopping.
Trasporto aereo, turismo, distribuzione alimentare, moda, tempo libero, elettronica di consumo, farmaci, assicurazioni, banche e finanziamenti, tutte rigorosamente Low Cost High Value, rappresentano oggi il 5% del Pil nazionale, arrivando a toccare, in alcuni settori, il 35% dei consumi commerciali, con un giro d’affari superiore ai 60 miliardi.
Andrea Cinosi, presidente Assolowcost, e Giorgio Rizzo, autore di Low Cost Mania, spiegano il perché di questo trend in continua crescita.
L'articolo completo è consultabile all'interno della Rassegna stampa di Assolowcost

